Il food cost percentuale è il rapporto tra il costo delle materie prime e il prezzo di vendita di un prodotto, espresso in percentuale. Serve per capire, a colpo d'occhio, quanto "pesa" l'ingrediente sul prezzo finale. Il problema è che spesso viene trattato come una soglia fissa da rispettare sempre — e in un laboratorio artigianale, dove i prodotti sono molto diversi tra loro, questo porta a decisioni sbagliate.
La formula
Food cost % = (costo materie prime ÷ prezzo di vendita) × 100
Esempio: una crostata con 3,23 € di materie prime venduta a 12 € ha un food cost del 26,9%. Fin qui il calcolo è semplice — la domanda vera è: 26,9% è un buon numero, per quel prodotto?
Perché non esiste un numero unico "ideale"
La cifra che gira più spesso — un food cost tra il 25% e il 35% — è un riferimento indicativo per molte attività food, non una regola universale. In un laboratorio artigianale il food cost ideale cambia in base a:
- Il peso del lavoro sul prodotto. Un prodotto con ingredienti economici ma lavorazione lunga e manuale (decorazioni, assemblaggio) può permettersi un food cost basso, perché il costo vero si sposta sul lavoro.
- Il canale di vendita. Ingrosso e retail hanno margini diversi: nel retail, dove non hai intermediari, puoi sostenere un food cost più basso in percentuale mantenendo lo stesso margine assoluto.
- Il posizionamento del prodotto. Una materia prima pregiata (es. un cioccolato di origine) può giustificare un food cost più alto perché è parte del valore percepito che il cliente paga volentieri.
- La deperibilità e lo scarto. Prodotti freschi con scarti fisiologici alti (frutta, pesce) hanno naturalmente un food cost più alto a parità di margine, perché parte della materia prima non arriva mai al piatto.
Per questo confrontare il food cost percentuale di prodotti molto diversi tra loro — una crostata e una torta decorata — porta quasi sempre a conclusioni sbagliate: sono due strutture di costo diverse, non due punti sulla stessa scala.
Il limite del food cost percentuale da solo
Il food cost percentuale guarda solo alle materie prime. Non dice nulla su lavoro, packaging, energia, costi fissi — tutte voci che, sommate al food cost, formano il CPF (Costo Pieno di Fabbricazione). Due prodotti possono avere lo stesso food cost percentuale e margini di guadagno completamente diversi, se uno richiede molto più lavoro dell'altro.
Per questo il food cost percentuale è utile come indicatore rapido — soprattutto per confrontare lo stesso prodotto nel tempo, quando aumenta il prezzo di un fornitore — ma la decisione sul prezzo va presa guardando il CPF completo, non solo il food cost.
Come usarlo bene, in pratica
- Fissa un range per famiglia di prodotto, non uno unico per tutto il catalogo: i lievitati, i prodotti da forno secchi, i prodotti freschi guarniti hanno strutture di costo diverse e range diversi ha senso siano diversi.
- Usalo per confrontare lo stesso prodotto nel tempo. Se il food cost di un prodotto sale dal 27% al 34% perché un fornitore ha aumentato i prezzi, è un segnale chiaro che il prezzo di vendita va rivisto — anche se il 34% resta "dentro" un range plausibile.
- Non usarlo da solo per fissare il prezzo. Parti dal CPF (materie prime + lavoro + packaging + costi fissi) e applica un ricarico coerente con il tuo posizionamento; il food cost percentuale che ne risulta è una conseguenza, non il punto di partenza.
Un esempio numerico
| Prodotto | Materie prime | Prezzo vendita | Food cost % |
|---|---|---|---|
| Crostata confettura | 3,23 € | 12,00 € | 26,9% |
| Torta decorata su misura | 8,50 € | 45,00 € | 18,9% |
| Macaron (6 pz) | 2,10 € | 7,50 € | 28,0% |
Tre prodotti, tre food cost percentuali diverse, tutti e tre plausibili — perché la torta decorata assorbe molto più lavoro per pezzo, e non ha senso spingerla verso un food cost più alto solo per "allinearla" agli altri due.
Come KoreLab risolve questi problemi
Quasi tutti i limiti visti sopra nascono da un'unica causa: il food cost percentuale calcolato a mano su un foglio, prodotto per prodotto, che invecchia al primo cambio di prezzo. Ecco, problema per problema, cosa fa KoreLab, perché lo fa e cosa cambia nel tuo lavoro.
1. Guardi solo le materie prime, non il costo pieno
Cosa fa KoreLab
Per ogni prodotto KoreLab calcola il CPF — materie prime, lavoro, packaging e costi fissi — e i pezzi per lotto; da lì costruisci i listini di vendita.
Perché lo fa
Il food cost percentuale da solo non dice nulla su quanto lavoro assorbe un prodotto, quindi non basta per fissare un prezzo.
Cosa risolve
Parti dal costo pieno e il food cost percentuale diventa una conseguenza del prezzo, non il punto di partenza.

2. Prodotti diversi, strutture di costo diverse
Cosa fa KoreLab
Organizzi il catalogo per categorie (per esempio basi e paste, salse e condimenti, oli e dressings) e filtri la lista per categoria e per stato.
Perché lo fa
Abbiamo visto che non ha senso un range unico per tutto il listino; ha senso un range per famiglia di prodotto.
Cosa risolve
Confronti ogni prodotto con quelli della sua famiglia e non con un listino eterogeneo.
3. Il fornitore alza il prezzo e non te ne accorgi
Cosa fa KoreLab
Quando cambia il prezzo di un ingrediente, KoreLab ricalcola il costo dei prodotti che lo usano e segnala quelli toccati dalla variazione.
Perché lo fa
Un aumento del 7% su una materia prima passa inosservato finché non guardi il margine a fine mese.
Cosa risolve
Sai subito quali prezzi di vendita rivedere, invece di scoprirlo quando il margine è già sceso.
4. Confrontare lo stesso prodotto nel tempo
Cosa fa KoreLab
Ogni ricetta ha le sue versioni e puoi metterne due a confronto: KoreLab mostra costo al kg, lotto, calo peso e ingredienti cambiati.
Perché lo fa
Il confronto nel tempo è l'uso più utile del food cost percentuale, ma serve conservare le versioni precedenti.
Cosa risolve
Capisci se un costo è salito per una modifica di ricetta o per un cambio di prezzo del fornitore.

5. Un catalogo di decine di prodotti
Cosa fa KoreLab
Mantiene tutti i prodotti in un'unica lista ordinabile e filtrabile, con numeri sempre aggiornati.
Perché lo fa
Con un foglio Excel per prodotto, ogni aumento significa riaprire e ricalcolare file uno per uno.
Cosa risolve
Il ricalcolo smette di essere un lavoro manuale e i dati su cui decidi sono quelli di oggi, non di tre mesi fa.
Puoi iniziare gratis sui tuoi primi prodotti, senza carta di credito: crea un account gratuito.
In sintesi
Non esiste un food cost percentuale "ideale" uguale per ogni prodotto: dipende da lavoro, canale, posizionamento e scarto. Usalo per confrontare lo stesso prodotto nel tempo e per intercettare gli aumenti dei fornitori, ma fissa il prezzo partendo dal CPF completo, non dal solo food cost.